Così come l’albero modifica la propria forma in funzione della direzione della luce, del vento che lo accarezza e dei nutrienti che riceve, così il bambino plasma il suo corpo e la sua mente in funzione del contesto in cui vive.
Fin dalle prime fasi della vita il bambino sperimenta un conflitto tra la sua vitalità e le esigenze dell’ambiente in cui cresce. Quest’ultimo lo vuole conforme alle regole, ai desideri dei genitori, ai miti della famiglia e della società. Il bambino, dal canto suo, vuole solo espandere il suo corpo e la sua mente in sintonia con la propria spinta vitale.
Durante il processo di crescita, il bambino non è interessato a che cosa sia giusto o non giusto fare, a che cosa sia morale o immorale o etico o non etico. Egli semplicemente vive seguendo la propria spinta vitale.
L’energia che supporta questo processo giorno dopo giorno, non ha alcun significato intrinseco, semplicemente funziona in suo favore. Il significato e il comportamento non sono quindi altro che sottoprodotti di una valutazione fatta a posteriori.
Funzionamento energetico: nessun senso, nessuna intenzione ma semplicemente funzionale
Per Reich, il funzionamento energetico, seppur privo di significato intrinseco e intenzione, è creativo, legittimo, buono e logico. Che cosa significa questo?
Lungi dall’avere un valore negativo, l’assenza di significato così come concepita da Reich, può essere meglio compresa se utilizziamo i termini di “pro-vita” e “anti-vita”. La vita è un sottoprodotto del funzionamento energetico. Essa, quando è in grado di funzionare liberamente e spontaneamente, procede in maniera tale da creare e sostenere la vita stessa.
In questo senso le funzioni energetiche sono “pro-vitali” e quindi possono essere definite “buone”. Se però il funzionamento energetico è soggetto a interferenze che inibiscono le sue naturali manifestazioni, la vita che ne scaturisce è disturbata. Da ciò, ogni attività che interferisce con lo stato naturale della vita è “anti-vita”, “cattiva”.
Essenzialmente buoni
Potremmo quindi dire che, essendo noi stessi un prodotto di questo naturale funzionamento energetico, che nella sua essenza è buono, siamo per nostra natura essenzialmente buoni.
Ecco che, se ogni essere umano è essenzialmente buono, tutto ciò di cui ha bisogno è un ambiente che sappia sostenere questa sua naturale qualità. Solo così, il suo essere e le sue azioni potranno essere buone, amorevoli e a favore della vita.
Ma se questo non avviene?
Quando il conflitto tra le esigenze ambientali e la spinta vitale è troppo forte il bambino ha solo una possibilità: limitarla. Egli è infatti costretto ad adattarsi all’ambiente restringendo l’ampiezza del proprio spettro energetico. Questa limitazione, essendo l’essere umano un sistema unico e complesso, conduce ad una modificazione psicofisica totale della persona che dà luogo al carattere somato-psichico o armatura caratteriale.
Il carattere
Il carattere è quindi l’atteggiamento fondamentale con cui l’individuo affronta la vita. Emerge da come viene risolto il conflitto tra la componente biologica, l’energia vitale, e la componente sociale, che coinvolge l’educazione, la morale, e il soddisfacimento dei bisogni.
I cinque diritti fondamentali di Lowen
A partire da queste premesse Lowen ritiene che il bambino, durante il proprio sviluppo psicofisico, incontra cinque diritti fondamentali che si manifestano sotto forma di bisogni. Se i bisogni sono disattesi e cioè non rispettati, non accolti e non soddisfatti dalle figure di accudimento, le emozioni e i vissuti ad essi associati vengono rimossi. Il processo di rimozione, in questo caso, avviene non solo a livello psichico ma anche a livello somatico e dà adito alla costruzione dell’armatura caratteriale. Ogni diritto fondamentale non soddisfatto produce una particolare forma di carattere.
- Il diritto di esistere: si afferma durante il periodo prenatale e i primi mesi di vita e indica cioè il diritto di essere nel mondo come organismo individuale. Se questo diritto è disatteso si forma il carattere schizoide che è contraddistinto dalla paura del contatto e dal ritiro.
- Il diritto di essere accolto nella propria condizione di bisogno: questo diritto è soddisfatto se il caregiver garantisce al bambino appoggio e nutrimento emotivo durante i suoi primi mesi di vita. Se questo diritto è disatteso si forma il carattere orale. Un bambino che ha sperimentato un vuoto d’amore sarà un adulto che continuerà ad essere un “bambino bisognoso”.
- Il diritto di essere autonomo e cioè il diritto di essere sé stesso: si riferisce al diritto di non essere soggetto ai bisogni degli altri. Se il bambino subisce continue critiche da parte dei caregiver rimedia a questa condizione sviluppando un falso Sé e un carattere definito psicopatico. Nell’adulto, questa struttura caratteriale produce tratti narcisistici e comportamenti manipolatori: ci si presenta come i migliori, pur avendo, in profondità, una scarsa autostima.
- Il diritto di imporsi e cioè di autoaffermarsi: il bambino a cui è impedita l’autonomia, l’indipendenza, che si relazione ad un caregiver controllante, invadente e che lo fa sentire in colpa, sviluppa il carattere masochista. Nell’adulto i tratti caratteriali masochistici appaiono nella tendenza alla sottomissione e al sacrificio per ricevere amore e approvazione, nella provocazione passiva, nel lamentarsi e nell’ambivalenza nelle scelte.
- Il diritto di amare sessualmente: questo diritto emerge e si sviluppa nel periodo che va dai 3 ai 6 anni di età. Se il diritto alla gratificazione erotica del bambino non è riconosciuto e accolto si struttura il cosiddetto carattere rigido. L’adulto, in questo caso, è un adulto che si sente bloccato, sia nel poter amare che nell’essere amato. È caratterizzato da problemi d’ansia, bassa autostima, da una visione bianco-nero e dalla tendenza a perseguire ideali irraggiungibili.
Una giusta dose di frustrazione
Il percorso evolutivo, così come evidenziato dai cinque bisogni o diritti fondamentali, non è patologico ma caratterizza tutti gli individui. Inoltre occorre ricordare che esistono madri sufficientemente buone e non perfette! Questo significa che non è possibile riuscire a soddisfare sempre e comunque tutti i bisogni.
Anzi, è auspicabile che il bambino nel corso del suo sviluppo riceva un’equilibrata dose di soddisfazione e di frustrazione, così da permettergli di maturare la capacità di affrontare le difficoltà e tollerare le sconfitte.
Il problema emerge quando uno o più di tali bisogni è continuamente frustrato e negato. È in questa particolare condizione che la carica vitale del bambino può essere bloccata.