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Il senso di colpa, se eccessivo, può distorcere le tue capacità di giudizio portandoti così a sopravvalutare le tue responsabilità e le conseguenze delle tue azioni. In questo caso si trasforma in un vero e proprio nemico interiore. Come combatterlo?

A chi non è mai capitato di commettere un errore, di essere stato sbadato, sbrigativo o superficiale così da causare un danno a qualcuno o a qualcosa? Non importa se è stato di natura emotiva, fisica o di altra natura, ciò che conta è ciò che hai provato. Come ti sei sentito, felice? Non credo proprio. Probabilmente ti sarai sentito triste, avvilito ed estremamente dispiaciuto.

Quello che emotivamente si prova in questi casi è il senso di colpa. Una sgradevole sensazioni di disagio, nata dal non sentirsi a posto con sé stessi e con gli altri.

Il senso di colpa

È un emozione sociale che compare, come gran parte di queste emozioni, intorno ai 2 anni. Insieme all’orgoglio e alla vergogna fa parte delle cosiddette emozioni autocoscienti valutative. Queste emozioni emergono quando il bambino comincia ad essere capace di confrontare il proprio comportamento con le norme sociali. 

Egli prova infatti orgoglio quando ritiene di essersi comportato bene o di aver raggiunto un risultato positivo, in conformità a qualche standard o norma sociale, mentre al contrario prova senso di colpa e vergogna quando pensa di essersi comportato male. 

A differenza dell’orgoglio, il senso di colpa e la vergogna, sono emozioni spiacevoli e funzionano come punizioni; dissuadono cioè dai comportamenti che le hanno suscitate. Da questo punto di vista possono essere considerate delle emozioni positive perché collegate all’empatia e all’altruismo. Non saremmo infatti dispiaciuti se non fossimo consapevoli delle emozioni che abbiamo suscitato negli altri e non potremmo riflettere sulle nostre azioni se non fossimo interessati al bene altrui. 

Il ruolo dell’educazione

Essendo il senso di colpa un’emozione che scaturisce dal confronto tra il proprio comportamento e le norme sociali, un ruolo importante è rivestito dall’ambiente familiare e sociale del bambino. È infatti attraverso i feedback dei genitori, dei nonni e successivamente anche degli insegnanti, che il bambino comincia a comprendere la differenza tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

Poniamo che il bambino stia giocando in casa con la palla e sbadatamente rompa un vaso. Ovviamente verrà rimproverato per il danno commesso. Questo gli dà la possibilità di riflettere sulle proprie azioni e sulle conseguenze che producono nell’ambiente. Tuttavia, non sempre gli adulti si limitano a un tale intervento. 

Messaggi giudicanti

Gli adulti, inconsapevolmente, possono aggiungere nei loro richiami dei messaggi giudicanti. Un tipico esempio: «Se ti comporti così la mamma non ti vuole più bene» oppure «Se ti comporti così sei cattivo!».

Una comunicazione di questo tipo genera nel bambino la paura di perdere l’appoggio e l’amore dei propri genitori a causa del suo modo di essere. Un messaggio verbale di questo tipo contiene infatti un giudizio di valore nei riguardi della sua intera persona e non solo del suo comportamento. Inoltre, induce il bambino a temere che sia degno di amore solamente quando è come gli altri vogliono che sia e non per ciò che egli è. La paura di perdere l’amore e l’approvazione dell’adulto lo spingono così a limitare la sua spontaneità.

L’adulto, che da bambino ha vissuto queste dinamiche, è un adulto che non sente di meritare l’amore e il rispetto degli altri a meno che non sia in grado di assecondare le loro aspettative. Quando le aspettative vengono disattese, perché non in sintonia con il proprio sentire o il proprio desiderio, la persona prova un senso di colpa, la spiacevole sensazione di aver commesso un crimine. Siamo sicuri di meritarci questa condanna?

Colpa soggettiva e colpa oggettiva

Il più delle volte non è così. Il senso di colpa infatti distorce le capacità di giudizio portando la persona a sopravvalutare le proprie responsabilità e le conseguenze delle proprie azioni. In questo caso può essere utile, magari con l’aiuto di uno psicologo qualificato, riflettere sulla differenza tra la colpa soggettiva, intimamente percepita, e la colpa oggettiva. Questo consente di elaborare una percezione più fedele alla realtà, così da comprendere la discrepanza che vi è tra l’entità dell’errore e l’emozione connessa all’idea di colpa.

Quando il senso di colpa si trasforma in un nemico interiore

Se questa comprensione non avviene, il senso di colpa può trascendere le sue valenze adattive arrivando ad assumere i connotati del rammarico, del rimorso e di dolorose forme di auto-punizione. In questi casi la persona è bloccata in un continuo stato di auto-colpevolizzazione che può minare il suo stato di benessere psicofisico.

I sentimenti di colpa possono infatti caratterizzare alcuni disturbi. È il caso della depressione, in cui è presente un’accentuata tendenza all’auto-rammarico o al disturbo ossessivo-compulsivo in cui il sentimento di colpa è centrale. 

In questi casi purtroppo il senso di colpa si trasforma in un’emozione tanto presente da bloccare la persona in uno stato di continua auto-colpevolizzazione, un vero e proprio demone interiore che genera rabbia, disgusto verso sé stessi, ansia, angoscia e tormento interiore.

Come sbarazzarsi dei sensi di colpa

Se vuoi evitare che il senso di colpa divenga un pesante fardello, è opportuno non permettergli di influenzare ogni aspetto della tua vita. Come fare? Ecco alcuni spunti di riflessione che possono esserti di aiuto se vuoi essere più padrone dei tuoi bisogni e dei tuoi desideri, evitando che la disapprovazione e il giudizio degli altri ti siano d’intralcio.

  • Analizza i tuoi sensi di colpa: indaga e approfondisci i tuoi sensi di colpa, chiediti da cosa derivano e le esperienze che li suscitano. È importante acquisire maggior consapevolezza rispetto a quelle che sono le cause della loro comparsa e di quelli che sono gli effetti sulla tua vita e sulle tue relazioni. Inoltre cerca di focalizzarti su quelle che sono le emozioni che si accompagnano ad essi. Questo ti sarà di aiuto per comprendere il significato che si cela dietro ai tuoi sensi di colpa.
  • Il passato è passato: quello che è fatto è fatto, non si può tornare indietro per agire in modo diverso. È dura d’accettare, lo so, ma questo ti permette di prendere la realtà per quella che è. Quante volte hai pensato: «se avessi fatto», «se mi fossi accorto», «se avessi potuto», «se fossi stato meno impegnato»… Tutto questo non ti è di aiuto. Ciò che invece ti può aiutare è accettare la realtà dei fatti, che le cose sono andate così. Questo non vuol dire che l’errore non è ammesso, ma piuttosto che di fronte ad esso occorre prendersi le proprie responsabilità. È da questa consapevolezza, acquisita nel momento presente, che puoi costruisce un futuro migliore.
  • Allarga la tua prospettiva: Cerca di immaginare come sarebbe diversa la tua vita senza quella spiacevole sensazione di essere sempre in errore. Un utile esercizio con il quale puoi sperimentarti è provare ad immaginare come ti comporteresti se non ti sentissi in colpa e che cosa potrebbe accadere.
  • Ricordati che sbagliare è umano: certo, non deve essere una giustificazione dietro cui nascondersi, ma è importante ricordarsi che l’errore è parte della vita stessa: senza di esso non ci sarebbe alcun reale processo di apprendimento e quindi di cambiamento. Se così non fosse, saremmo nati perfetti. Ma come tutti ben sappiamo non è affatto così, anzi.
  • Esprimi le tue emozioni: Parlare di ciò che provi con qualcuno che non esprima alcun giudizio di merito può aiutarti a comprendere ciò che ti succede e perché. Esprimere le emozioni ed elaborarle ti permette infatti di comprendere il tuo vissuto e di guardarlo da un’altra prospettiva.
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