In un’intervista concessa a Oprah Winfrey, David Letterman ha parlato apertamente della sua personale battaglia contro la depressione dicendo: «È come entrare in un ascensore e sentirsi mancare il pavimento sotto i piedi, la luce del sole diventa insopportabile e non si vede l’ora di ritrovarsi di nuovo nel proprio letto al buio. È un pozzo senza fondo».
La depressione è uno dei disturbi mentali più comuni. Uno studio epidemiologico condotto su larga scala negli Stati Uniti ha evidenziato che il 16,2% della popolazione soddisfa i criteri diagnostici per questa patologia in un qualche momento della sua esistenza. La sua prevalenza varia molto in relazione al genere, alla cultura di appartenenza e, addirittura, alla distanza dall’equatore!
I tassi di depressione sembrano essere più elevati mano a mano che ci si sposta a nord, verso quelle aree geografiche che hanno giornate più corte. È a questo proposito che è stata introdotta una nuova categoria diagnostica: il disturbo affettivo stagionale o depressione invernale.
Depressione invernale
Per poter diagnosticare un disturbo affettivo stagionale la persona deve aver sperimentato episodi depressivi per almeno due inverni consecutivi, con una relativa remissione durante il periodo estivo. Questo tipo di episodi depressivi, detti anche winter blues, sembrano essere molto più comuni nei paesi dal clima nordico che in quelli meridionali.
Il ruolo della melatonina
Alcuni studi ritengono che la depressione invernale sia correlata a modificazioni del livello di melatonina nel cervello. La melatonina è infatti una sostanza particolarmente sensibile all’alternanza di luce e buio e viene rilasciata solamente durante la notte o nei periodi di oscurità. Le persone con disturbo affettivo stagionale mostrano, durante l’inverno, variazioni maggiori dei livelli di melatonina rispetto alle persone che non soffrono di questo disturbo.
È un po’ come andare in letargo
Per i mammiferi che vivono in natura allo stato selvatico il rallentamento del metabolismo nei mesi invernali ha rappresentato, nel corso dell’evoluzione, un importante meccanismo di sopravvivenza: ha dato loro la possibilità di superare la scarsità di cibo dei periodi invernali. Alcune specie animali, durante il letargo, vanno infatti incontro a lunghi periodi di sonno che si associano ad una diminuzione dell’appetito e dell’energia. È curioso constatare come la più comune risposta umana ai cambiamenti stagionali consiste in paralleli cambiamenti nel sonno, nell’appetito e nell’energia. La domanda sorge quindi spontanea: è possibile che in alcune persone lo stesso meccanismo contribuisca all’insorgere del disturbo affettivo stagionale? Questo non ci è dato ancora saperlo, ciò che però appare evidente è che, in alcune persone, questi cambiamenti fisici suscitano una forte risposta autocritica.
Il ruolo dell’autocritica
Di fronte alla mancanza di energia che ostacola l’avvio di nuovi progetti può accadere che la persona si senta in colpa. Le ricerche mostrano infatti che coloro che tendono a rispondere a questi cambiamenti in maniera troppo autocritica hanno maggiori probabilità di sviluppare l’intera costellazione dei sintomi depressivi. A questo proposito importanti spunti di riflessione ci giungono dalla teoria di Susan Nolen-Hoeksema la quale sostiene che il rischio di depressione può aumentare a causa di una particolare modalità di pensiero, detta ruminazione. La ruminazione è definita infatti come la tendenza a ritornare di continuo con la mente su specifiche esperienze e pensieri, come fosse un continuo “rimasticare” gli stessi contenuti mentali.
L’importanza della luce
Come per le altre forme di depressione, anche per il disturbo affettivo stagionale, si può scegliere tra un ampio ventaglio di trattamenti. Tuttavia è curioso notare come, per le depressioni invernali, il trattamento con luce viva, applicato per 30 minuti ogni mattina, produca i medesimi effetti del trattamento farmacologico con fluoxetina (Prozac).
A tal proposito l’American Psychiatric Association raccomanda, nelle linee guida al trattamento della depressione, la terapia con luce viva come prima forma d’intervento. Il dato interessante è che è stato dimostrato che la terapia con luce viva aiuta ad alleviare la depressione anche nelle persone che non soffrono di un disturbo depressivo stagionale.