Disturbo d’ansia
Sono più le cose che ci spaventano, Lucilio mio, di quelle che ci minacciano effettivamente, e spesso soffriamo più per le nostre paure che per la realtà. Non ti parlo con il linguaggio degli Stoici, ma in tono più sommesso; noi, infatti, definiamo poco importanti e trascurabili tutte le avversità che ci strappano gemiti e lamenti. Tralasciamo queste parole gravi, ma, buon dio, vere: ti raccomando solo di non essere infelice prima del tempo, poiché le disgrazie che hai temuto imminenti, forse non arriveranno mai, ma di certo non sono ancora arrivate.
Seneca. Lettere a Lucilio
Il disturbo d’ansia generalizzato è un disturbo che conduce a uno stato in cui si ha difficoltà a controllare le preoccupazioni e a impedire che queste interferiscano con le attività della vita quotidiana.
La persona che si rivolge a me per questo tipo di sofferenza racconta di sentirsi preoccupata per circostanze quotidiane, routinarie, come responsabilità lavorative, questioni economiche, salute dei familiari, disgrazie che possono capitare ai propri figli oppure piccole cose (per es. svolgere le faccende domestiche o fare tardi agli appuntamenti). La persona vive in un costante e fastidioso stato di allerta come se si trovasse a camminare in un campo minato.
Una delle caratteristiche diagnostiche di questo disturbo è la mancanza di un’apparente causa specifica che dia luogo alla preoccupazione. La persona riferisce di non riuscire a comprendere come mai possa sentirsi così, apparentemente non c’è niente che le manca o che la renda infelice, eppure si sente irrequieta, tesa, con i nervi a fior di pelle.
La frequenza e l’intensità di questo stato può variare di giorno in giorno e durante la stessa giornata, alle volte comparendo improvvisamente.
Quello che più preoccupa chi si trova in questa condizione è la paura di essere schiavi di una sofferenza che mai se ne andrà e che può unirsi al timore di perdere il controllo, di impazzire. Ecco che per far fronte a questa idea (assolutamente erronea) vengono adottate delle strategie che il più delle volte sono vane e controproducenti, tanto che possono condurre al rischio di un’acutizzazione della tensione e innescare un circolo vizioso in cui ci si sente in trappola.
Come possiamo uscire da questa labirinto?
Ingenuamente, chi soffre di ansia generalizzata, cerca di ridurla o eliminarla evitando le situazioni sociali o emotive in cui si può manifestare. Tuttavia tale strategia genera l’effetto opposto con la conseguenza che la persona si sente ancor più sola e priva di mezzi per affrontare la sofferenza. E allora che cosa può fare?
Un buon modo per iniziare a lavorare sul proprio benessere è quello di cominciare ad ascoltare l’ansia, cercando di non vederla come un nemico da combattere o un ospite indesiderato che deve essere buttato fuori di casa, ma piuttosto come una sorta di faro nella notte.
Anche se la causa dell’ansia non è immediatamente evidente essa non si manifesta mai per caso ma ha un suo preciso scopo e significato. Ecco che concedersi del tempo per fermarsi e iniziare a dialogare con lei conduce la persona ad una maggiore consapevolezza di sé. L’ansia diviene così l’opportunità per far luce su quegli aspetti di sé che sono importanti e ai quali non si è dato alcun ascolto. Un po’ alla volta nel mare in tempesta dell’ansia cominceremo ad intravedere un faro (la presa di coscienza di ciò che è la causa) che ci indicherà la strada da seguire per giungere di nuovo a casa, a noi. Quando ciò accade le preoccupazioni spariscono lasciando il posto ad una sensazione di pienezza e di gioia.

