Photo by samer daboul on Pexels

Disturbo di panico

Si ritrovò in un giardino pubblico umido, verde e violaceo, del tipo protocollare e funereo, con una spiccata prevalenza di cupi rododendri, lucidi laurei, alberi ombrosi e prati rigorosamente rasati; e aveva appena svoltato in un viale di castagni e querce che secondo le sbrigative indicazioni dell’autista riconducevano alla stazione ferroviaria, quando quella sensazione strana, quel fremito di irrealtà, lo sopraffece completamente.

Dipendeva da qualche cosa che aveva mangiato? Quei sottaceti con il prosciutto? O era una malattia misteriosa che nessuno dei suoi medici aveva ancora individuato? Il mio amico se lo domandò, e me lo domando anch’io […] La sensazione provata dal povero Pnin fu un che di molto simile a quella spoliazione, a quella comunione. Si sentiva permeabile e vulnerabile. Sudava. Era terrorizzato. Una panchina di pietra tra i lauri gli impedì di crollare sul marciapiede. Il suo malessere era forse una crisi cardiaca? Ne dubito.

Nabokov, Pnin

Le persone che hanno vissuto o che vivono sulla propria pelle l’esperienza del disturbo di panico descrivono tale esperienza come «il momento peggiore della propria vita». Il terrore sopraggiunge improvvisamente, il tempo sembra sospendersi, ogni cosa diviene surreale, come fosse un sogno, ci si sente lontani da se stessi, dagli altri e nulla sembra essere di aiuto: si sperimenta tutta la paura di sentirsi soli dinnanzi all’immensità dell’universo

Quella dell’attacco di panico è un’esperienza estremamente profonda e toccante che compare quando la paura e il disagio intenso esplodono improvvisamente raggiungendo il picco in istanti. In questo breve lasso di tempo si possono manifestare sensazioni di iperventilazione, senso di soffocamento, sudore freddo, vertigini, dolori muscolari, nausea, dolore o fastidio al petto, brividi o vampate di calore, paura di perdere il controllo e di impazzire, sensazioni di irrealtà e di distacco da se stessi, paura di morire.

L’esperienza di terrore può durare dai cinque ai sessanta minuti. I timori che si accompagnano all’attacco di panico e alle sue conseguenze di solito riguardano le preoccupazioni fisiche, come il timore che gli attacchi di panico indichino la presenza di una malattia non diagnosticata, pericolosa per la vita (per es. una cardiopatia o epilessia); le preoccupazioni sociali, come l’imbarazzo o la paura di essere valutati negativamente dagli altri a causa dei visibili sintomi di panico; e le preoccupazioni circa il funzionamento mentale, il timore di impazzire o perdere il controllo. 

L’attacco di panico induce in colui che lo ha sperimentato la paura che si ripresenti di nuovo. Per evitare questa possibilità vengono solitamente adottate delle strategie comportamentali che consentono di evitare o minimizzare l’insorgere di un nuovo attacco. Ecco che la propria vita viene riorganizzata, le consuete attività quotidiane vengono limitate, si evitano situazioni sociali come uscire di casa, usare i trasporti pubblici, andare in discoteca, fare viaggi da soli, si iniziano, in altre parole, ad evitare tutte quelle situazioni in cui si teme si possa verificare un nuovo attacco di panico. 

Tuttavia questi comportamenti generano la cosiddetta paura della paura, e cioè il terrore che il panico si ripresenti nella propria vita. Ecco che la persona diviene estremamente attenta nei confronti di tutti quei segnali del proprio corpo che possono preannunciare la comparsa di un nuovo attacco. Purtroppo però questo comportamento induce l’attivazione di un circolo vizioso che non fa altro che innescare altri attacchi di panico anche quando la causa scatenante non è più presente. 

Se il disturbo da attacchi di panico non viene adeguatamente affrontato si può incorrere nel rischio di un inasprimento dei sintomi, ciò può condurre la persona ad isolarsi sempre più perché i luoghi in cui essa può sentirsi al sicuro tenderanno a poco a poco a diminuire fino a scomparire del tutto.


Potrebbe interessarti anche…
Whatsapp link Chiedi al Dott. Curzi